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La bachicoltura

Tre ettari di gelseto rappresentano un aiuto concreto per gente che si trova in difficoltà non solo economica.
Benvenuti a Cassina Rizzardi, centro di bachicoltura sperimentale a due passi dal Comune omonimo affidato dal 1995 alla Cooperativa Sociolario che si occupa d’integrazione sociale. E non stupitevi dunque se all’ombra dei gelsi vi imbatterete in novelli sericoltori di diverse nazionalità, con diverse abilità e magari anche qualche difficoltà in più del solito. Quello della seta è un filo lungo e resistente capace di saldare culture lontane e anche molto differenti, persone che nelle vita hanno dovuto fare i conti con qualche piccola-grande sventura e altre che invece si trovano in condizioni di debolezza non fisica, ma mentale.
«Negli ultimi decenni - conferma Giovanna Salice, vice presidente della cooperativa retta ora dal figlio Giorgio - la gelsibachicoltura si è ritagliata un ruolo rilevante dal punto di vista sociale. Per quanto riguarda i disabili, si tratta di un ottimo lavoro che contribuisce in maniera determinante al loro inserimento, essendo il centro meta abituale di scolaresche, studiosi e semplici visitatori interessati alla tradizionale attività. Uno stimolo centro di bachicoltura sperimentale, oggi affidato all’autonomia viene invece dall’allevamento del baco e dalla alla cooperativa Sociolario. C’è poi un aspetto più ampio l’antico strumento utilizzato per selezionare maturato in tempi ancor più recenti. Cassina Rizzardi ricopre, infatti, una posizione strategica anche nei progetti di cooperazione internazionale finanziati dalla Direzione generale cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri: progetti che dall’introduzione della bachicoltura in Ecuador si sono estesi fino a comprendere i cinque Paesi della regione andina.
Ma non è una novità. Alla Cassina Rizzardi, in tema di bachicoltura, sono sempre stati all’avanguardia. Basti citare quel Luigi Lambertenghi che già nel 1815 vi installò la prima filanda a vapore della Lombardia. Erano i tempi in cui Como stava riconquistando il mercato viennese (tra alti e bassi la produzione serica nella regione lariana vantava già tre secoli di vita) e questo apriva di nuovo grandi orizzonti alla bachicoltura locale con una i era e propria invasione di gelsi e un rinnovamento degli impianti. Certo vanno immaginati questi impianti, albori di un’organizzazione industriale oggi impensabile nei moderni assetti produttivi: le filande erano in genere installate in grosse costruzioni disposte su tre piani. A quello terreno si trovava il motore della filanda, il forno, gli ambienti per l’acquisto dei bozzoli e degli altri prodotti. Una stanza lunga quanto tutto l’edificio occupava invece il primo piano. Ecco qui, su due file parallele, le bacinelle d’acqua con i bozzoli da lavorare, nelle quali le filatrici tenevano le mani costantemente in ammollo. Quella della seta era un’occupazione tipicamente femminile. Un’occupazione che lasciava segni indelebili (…).

Per informazioni e visite guidate della gelsibachicoltura: 031.541335 dalle 8,30 alle 16,30.