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Provincia Como Regione Lombardia

La Storia

Cassina Rizzardi è un paese che vanta origini meno antiche di altri nella zona del Finese, non essendovi stato un vero centro abitato nel medioevo.

Fra le molteplici descrizioni ottocentesche, quella proposta da Bianchi Giovini e Fabi (1850) riporta:

"Cassina Rizzardi. Provincia e distretto di Como, comune con convocato, a cui sono unite le frazioni di Boffalora, Monticello e Ronco. Fanno in tutto 654 abitanti, compresivi 161 collettabili. Superficie pertiche 5,167.10. Estimo scudi 21,674.2.7. I suoi dintorni sono diligentemente coltivati a viti e gelsi. Sta presso il torrente Lura, 5 miglia ad ostro-ponente da Como e 2 a tramontana-levante da Appiano."

Cassina è una dizione di foggia lombarda, corruzione linguistica del vocabolo "cascina"; Rizzardi prende il nome dalla nobile famiglia comasca che ebbe in concessione i terreni attorno alla cascina.

Terra agricola, quindi, quella di Cassina Rizzardi, la cui fertilità ha consentito lo sviluppo delle coltivazioni rotatorie di avena, segale, frumento e mais, contornate da piantagioni di viti e gelsi, cui si sono affiancate le attività zootecniche.

La naturale e pregevole situazione ha reso ambiti i terreni di Cassina, che furono sotto il controllo di Enti ecclesiastici (grandi proprietari terrieri) in epoca medioevale, per diventare, dopo la Riforma Teresiana, proprietà quasi esclusiva di nobili.

Altro elemento di interesse primario per il nostro territorio è costituito dalle acque, sapientemente sfruttate nel corso dei secoli. Il rio Livescia, anche se non citato in nessun dizionario dell'epoca, nasce a Monticello, scorre fino a Boffalora e segna un tratto di confine comunale, per poi entrare nel territorio di Fino Mornasco, prima di confluire nel torrente Lura. Grazie ad esso hanno potuto funzionare i tre mulini a due pale ed è verosimile pensare che il conte Luigi Porro Lambertenghi nel 1815 abbia utilizzato le sue acque per il primo esperimento di filanda a vapore.

Nel maggio del 1859 arrivarono i garibaldini e l'Eroe dei due Mondi lasciò nella zona un ricordo personale, dato che dal Liber Chronicus Parochialis di Fino Mornasco si legge: "1860 - Il 18 gennaio il marchese Luigi Porro Lambertenghi, trovandosi a letto, delega suo figlio conte cav. Giulio, già discepolo di Silvio Pellico, a rappresentarlo quale testimone della damigella Giuseppina Raimondi nel suo matrimonio col generale Giuseppe Garibaldi." Durante il pranzo di nozze il Condottiero abbandonò la sposa insalutato ospite.

Alle tre di notte del 14 marzo 1900 alla Corte dei Balditt, si sviluppò un pauroso incendio che il vento impetuoso propagò rapidamente a tutto il paese. La cronaca del fatto inconsueto fu descritta sul giornale La Provincia di Como del 15 marzo 1900. Si salvarono solo la villa Porro Lambertenghi, la casa comunale e la chiesetta mentre duecentotrenta persone rimasero senza casa ma, fortunatamente, la maggior parte di esse erano assicurate.

Il 27 agosto 1917, il marchese Giberto Porro Lambertenghi morì in guerra, lasciando erede la figlia Elena, ma dichiarando nel testamento: "... voglio che la Villa di Cassina Rizzardi vada a finire in mani assolutamente estranee... Lascio la mia Villa di Cassina Rizzardi col mobiglio che contiene... alla Società Italiana per la Protezione dei Fanciulli che ha sede a Milano..." e con lo stesso documento lasciava la chiesetta al Comune di Cassina Rizzardi con l'obbligo di demolire il cavalcavia che la congiungeva alla villa. Fino alla metà degli anni ottanta la Villa fu utilizzata a scopo sociale, ospitò un centro socio-educativo e una scuola professionale; dopo un periodo di totale abbandono, l'Amministrazione Provinciale di Como, attuale proprietaria, ha iniziato i lavori di restauro, prevedendo l'utilizzo della struttura come casa di riposo per anziani.